L'editoriale
La discriminazione non è mai una buona soluzione
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L’obiettivo è chiaro, ma la soluzione è più incerta che mai. Presentando, mercoledì 11 febbraio, la sua proposta di attuazione dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” approvata dal popolo il 9 febbraio 2014, che chiede una regolazione autonoma e una limitazione dell’immigrazione, il Consiglio federale non è di fatto stato in grado di fare alcuna previsione su come la Svizzera concretizzerà la volontà popolare. Tutto dipenderà dall’esito degli imminenti difficilissimi negoziati con l’Unione europea (Ue) per un “adeguamento” dell’accordo sulla libera circolazione. Gli scenari possibili sono tre: «Otteniamo tutto, non otteniamo nulla oppure non otteniamo tutto ma nemmeno nulla», ha sintetizzato mettendo un po’ le mani avanti la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga in una conferenza stampa fiume con i colleghi Burkhalter e Schneider-Ammann. Del resto, le fatto eco il ministro degli esteri: «L’incertezza è cresciuta in Svizzera, come ovunque nel mondo».
Guardando però alle misure di politica interna proposte dal governo, una certezza la possiamo ricavare: sono discriminatorie e inadeguate (se non in minima parte) a risolvere i problemi che investono il mercato del lavoro in Svizzera.

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12.02.15
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L'ultima edizione

12 Febbraio 2015
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Ultime rubriche

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Franco forte
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Le ricette dell'industria svizzera: tagli salariali, lavoro gratuito, discriminazioni. Ma ci sono anche esempi positivi

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15 gennaio, a poche ore dall’annuncio della Banca nazionale svizzera (Bns) di rinunciare al cambio fisso franco-euro, il padronato parte all’attacco chiedendo la riduzione dei salari. Al di là dei proclami catastrofistici, dal fronte, le fabbriche, si registrano in Ticino poco più di una decina di casi di tagli. Per ora. Ma vi sono anche esempi di rifiuto degli operai di accettare le indecenti proposte.

Il conflitto tra capitale e lavoro assume toni bellici, da guerra di classe si sarebbe detto un tempo. Le rivendicazioni degli ambienti padronali si susseguono a catena. La voce del padrone indica quale misura prioritaria la compressione del costo del lavoro. In altre parole, tagliare gli stipendi e aumentare le ore di lavoro a paga uguale. Pena la delocalizzazione e la soppressione degli impieghi.

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12.02.15..
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Grecia-Ue
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Tsipras sta scatenando un'ondata di ottimismo in tutta Europa

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Un’altra Grecia ed un’altra Europa sono possibili. La Grecia della sinistra di Alexis Tsipras e di Syriza ha rotto il circolo vizioso neoliberista che negli ultimi anni ha scatenato una guerra contro i diritti e le libertà nel Sud Europa provocando una macelleria sociale che in Grecia, e non solo, si è trasformata in una crisi umanitaria.
Tsipras e il suo ministro delle Finanze Yannis Varoufakis si sono mossi velocemente, con grande determinazione e specialmente coerenza sorprendendo la Germania e le istituzioni europee affini alla politica dell’austerità che impone Berlino. Trovando grandi alleati contro l’austerità negli Stati Uniti di Obama, nel G20 e nei paesi emergenti.

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12.02.15..
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L'Italia di Renzi
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Il nuovo uomo della provvidenza festeggia il suo primo anno di governo, ma al brindisi decide di non invitare il vecchio uomo della provvidenza, quello che per 12 mesi si era dimostrato il suo più fedele alleato.

Matteo Renzi ha diverse ragioni per festeggiare: ripescando dallo stagno della Prima Repubblica la pratica delle alleanze a geometria variabile, il presidente del Consiglio è riuscito a restare in sella agendo a seconda delle circostanze e della convenienza almeno tre diverse alleanze, da quella classica di governo con l’Ncd di Alfano, a quella con Berlusconi e Forza Italia, fino a (minacciare) l’alleanza con la sinistra di Sel.

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12.02.15
La vittoria di Syriza
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Con una storica vittoria il leader della sinistra radicale greca Alexis Tsipras è diventato in Europa il primo Primo ministro contro l’austerità, la Troika – l’organismo di controllo informale costituito da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale – e i Memorandum nel paese che è stato usato come cavia di laboratorio dalla Germania e il neoliberismo per travolgere gli equilibri sociali postbellici nel vecchio continente. Tsipras ad Atene punta su nuove alleanze aspettando la vittoria di Podemos in Spagna e di Sinn Fein in Irlanda mentre dalla parte della socialdemocrazia europea e dai paesi governati da socialisti e democratici, come la Francia e l’Italia, alcuni di loro pensano di salire nel carro del vincitore.

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29.01.15
Il caso
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Il menu dei lavoratori dipendenti è sempre il medesimo, un piatto di miseria. Raccontiamo la storia di un imprenditore, che chiameremo Dog, perché ben rappresenta la facilità con cui è possibile far fallire una ditta, riaprirne un’altra, farla fallire e riaprirne una successiva. Una catena ininterrotta, a cui nessuno pare possa porre fine. Il tutto lasciando considerevoli debiti a fornitori vari e malcapitati dipendenti. È una caso esemplare di quanto la legge sia inadeguata ai tempi attuali.

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29.01.15
Dopo Charlie Hebdo/1
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In Svizzera la presenza di comunità musulmane non è nuova, relativamente nuova è invece la problematizzazione di questa presenza da parte dei partiti di destra che fanno leva sulle paure dei cittadini per accaparrarsi voti. Chi sono, quanti sono e come vivono i musulmani in Svizzera, anche alla luce delle tensioni sorte nell’ultimo decennio?

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29.01.15
Dopo Charlie Hebdo/2
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La Francia si riprende poco per volta dal trauma degli attacchi terroristici e dei 17 morti del 7-9 gennaio. Il governo ha delineato le prime risposte per difendersi da quella che il primo ministro, Manuel Valls, ha chiamato “guerra”. Una battaglia che ha promesso di voler combattere su due fronti: quello, più immediato, della sicurezza, viste le “falle” che sono venute alle luce nei servizi di intelligence, e quello, ben più impegnativo e di lungo termine, per uscire dalla situazione che Valls non ha esitato a definire di “apartheid” in cui si è rinchiuso il paese, con la crescita di ghetti sociali e scolastici.

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29.01.15
Dopo Charlie Hebdo/3
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L’uccisione a sangue freddo in casa loro, la redazione parigina, dei fumettisti di Charlie Hebdo, Georges Wolinski, Jean “Cabu” Cabut, Stéphane “Charb” Charbonnier, Bernard “Tignous” Verlhac, Philippe Honoré e dell’economista Bernard Maris può essere interpretata come un passo avanti nella mediatizzazione del terrore. Gli uomini che hanno fatto irruzione nella redazione parigina erano ben addestrati e motivati da odiosi sentimenti di rivalsa per i toni anti-islamici e blasfemi delle vignette del giornale.

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29.01.15
Sanità
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La buona notizia è che negli ultimi otto mesi nella Clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio per i casi più difficili non si è ricorso alla pratica di legare i pazienti al letto. «Sono state trovate soluzioni alternative» spiegano a Pro mente sana, fondazione attiva sul territorio per il rispetto dei diritti dei pazienti con queste problematiche. Ma in Ticino c’è ancora parecchio da fare, a partire da un cambiamento culturale nei confronti dei cosiddetti “matti”...  E ancora: investimenti per potenziare il personale degli istituti di cura e creare nuovi foyer e appartamenti protetti.


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18.12.14
Fiduciari
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Il doppio incarico suscita perplessità sull’eventuale conflitto d’interessi. In discussione non è l’uomo, ma la credibilità dell’autorità. Gli uomini passano, le istituzioni restano. Ne parliamo col diretto interessato.

 
 

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18.12.14
La vignetta
2015 © Corrado Mordasini

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