L'editoriale
Nessuna pietà per Arlind
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Arlind Lokaj, 17 anni, è nato in Ticino, qui ha vissuto i primi anni della sua vita, qui ha i suoi affetti, a partire dalla mamma da cui è tornato dopo essere stato abbandonato dal padre, qui è perfettamente integrato e benvoluto, qui ha la sua squadra di calcio, qui ha frequentato una scuola e qui, a settembre, avrebbe incominciato un apprendistato. Ma il suo sogno di poter finalmente condurre una vita normale per un ragazzo della sua età è stato spezzato dalla dissennatezza, dall’egoismo e dall’opportunismo di quattro governanti da strapazzo, fabbricanti di drammi umani, che per lui hanno deciso un altro destino: il rientro in Kosovo, dove non ha più nessuno.

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Pubblicato il

10.04.14
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L'ultima edizione

10 Aprile 2014
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Ultime rubriche

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Dumping salariale
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Le incredibili vicende di un centro estetico del Luganese

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Tre contratti con tre mansioni diverse in un solo mese. È probabilmente un record. Debutta da apprendista, passa a estetista in formazione e chiude con ricezionista. Poi, quando vede la busta paga, si licenzia. Se la qualifica variava, il salario restava uguale, cinquecento franchi lordi mensili.

 

È il percorso professionale di Chiara* nei pochi mesi trascorsi al Florida Beauty Center Sa di Vezia. Siamo dunque nel campo delle estetiste, settore professionale nel quale il governo cantonale, dopo aver riscontrato il dumping, ha emanato dal 2010 un contratto normale di lavoro dove sancisce obbligatori il salario minimo (3.210 franchi) e il tetto massimo di ore di lavoro settimanali (43 ore). Il resto delle condizioni di lavoro è rimandato al poco nulla in materia contenuto nel Codice delle obbligazioni.

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10.04.14..
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Ticino
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Due mendicanti raccontano come si finisce così

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È caccia all’accattone in Ticino. Fermateli, bloccateli, fotografateli, postateli sui social network perché vanno scoraggiati. Già. Noi siamo andati a cercare due mendicanti per capire qualcosa di più delle loro esistenze. Quelle che, vi assicuriamo, nessuno di noi vorrebbe vivere.  Senza una casa, un letto, con tre franchi in tasca, gli affetti lontani, con la paura di essere presi dalla polizia e la speranza di riscatto che, più passano i giorni, lascia il posto a un amaro disincanto.

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10.04.14..
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Italia
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Più di 350.000 iscritti, con una diminuzione di 5.000 tessere: un –3% che corrisponde al calo dell'occupazione nel settore metalmeccanico italiano. La Fiom tiene in questo fine settimana uno dei congressi nazionali più difficili dalle sue origini agli albori del Novecento. È forse il congresso più difficile, sotto l'incalzare di una crisi globale che in Italia picchia più duramente sul lavoro per la mancanza di risposte politiche, dopo tre decenni di lotta di classe al rovescio, dei padroni contro i lavoratori.

 

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10.04.14
Ticino
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Settecento franchi al mese. È la nuova frontiera del dumping salariale in Ticino, ben trecento in meno in busta paga dei numerosi casi emblematici da mille franchi raccontati da questo giornale. Viaggio nei salari del terziario, dove la discesa non conosce limiti.

Lo ha denunciato lunedì il quotidiano 20 minuti. «Settecento franchi nemmeno sicuri» scrive il giornale, «perché se il dipendente non procura all’azienda un fatturato di almeno 5.000 franchi al mese, lo stipendio sarà ridotto proporzionalmente alle vendite».
L’azienda si chiama Casa Bella G.B, la sua sede è a Lugano-Pregassona e si occupa di arredamento.

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27.03.14
Amianto
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Silenzio: ora parlano le vittime. Dopo la storica sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che costringerà la Svizzera a rivedere le sue norme in materia di prescrizione e che consentirà finalmente ai lavoratori e ai cittadini avvelenati dall’amianto utilizzato in passato dalle aziende elvetiche di far valere le loro giuste pretese di risarcimento, molte persone colpite tornano a sperare nella giustizia e ritrovano il coraggio di alzare la voce, di formulare rivendicazioni all’indirizzo della politica e dei responsabili della tragedia. A cominciare da quella che chiede la costituzione di un Fondo nazionale d’indennizzo per tutte le vittime dell’amianto.

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26.03.14
Lugano
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Scatole societarie di fiduciari ticinesi e capitali brianzoli dietro le disdette- vendita inoltrate a inquilini di palazzi popolari a Lugano.

6.000 franchi al metro quadrato per i 27 metri quadri di un monolocale in uno stabile del 1970 in una via densamente trafficata. Se preferite, 177.000 franchi. Oppure, per un 3 locali e mezzo di un’ottantina di metri quadrati, 412.000 franchi. E se volete anche il posteggio, dovette aggiungere dai 25.000 ai 45.000 franchi. La ristrutturazione dello stabile sarà minima (caldaia e ascensore non più a norma), mentre è certo che l’appartamento ve lo acquistate nello stato in cui si trova.

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26.03.14
Italia di Renzi
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La nuova Italia di Matteo Renzi si inquadra, sia pure con un linguaggio diverso e una pratica autoritaria non edulcorata da liturgie concertative, all’interno del cammino neoliberista dell’Europa. Concretamente, proviamo ad analizzare alcuni degli “strappi” operati dal conducator fiorentino.

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26.03.14
Sentenza della Corte europea
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Per le di vittime dell’amianto a cui da decenni i tribunali svizzeri negano sistematicamente ogni forma di risarcimento invocando l’intervenuta prescrizione dell’azione civile, si fa concreta la speranza di ottenere finalmente un minimo di giustizia, dopo la storica sentenza emessa martedì a Strasburgo dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Una sentenza che esprime un giudizio severo sulla giurisprudenza e sulle leggi del nostro paese e che obbligherà a un cambiamento di rotta. Almeno un migliaio di casi potrebbero essere riaperti e riesaminati e altrettanti avviati.

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12.03.14
Il caso di un'azienda ticinese
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A poche settimane dalla votazione del 18 maggio sull’introduzione di un salario minimo legale, la testimonianza di due lavoratrici stufe di essere sfruttate dalla loro datrice di lavoro, con paghe attorno ai 1.000 franchi lordi al mese per un tempo pieno. Succede in Ticino, alla T Communication Swiss Sa di Cadempino.

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12.03.14
Lugano, protesta alla Coop
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Da mesi il personale della Coop City di Lugano centro segnalava alla direzione il malessere in filiale. Inutilmente, fino a quando il conflitto è esploso. E la soluzione è arrivata.

Esasperazione. È forse la parola più adeguata per descrivere lo stato d’animo vissuto da mesi dalla maggioranza dalle dipendenti Coop City di Lugano. Se inascoltata, è inevitabile, l’esasperazione esplode. Ed è quanto accaduto mercoledì 26 febbraio nell’insolito scenario della lussuosa via Nassa di Lugano.

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12.03.14
La vignetta
© Corrado Mordasini

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