L’abbaglio del progresso

Nubifragi, smottamenti in Emilia Romagna, il Po uscito dagli argini a Torino, dopo mesi di secca. “Dobbiamo abituarci alla nuova “normalità”, il commento dei meteorologi ai TG. Rapido cambiamento climatico associato a quello della biodiversità sono il risultato dell’innovazione tecnologica ed economica, avviata poco più di 200 anni fa e tuttora in auge: la capacità di estrarre energia da fonti fossili (carbone, petrolio, gas) per far funzionare macchine (dapprima quelle a vapore, poi via via fino ai nostri giorni sempre più complesse) in grado di moltiplicare la capacità di trasporto, di lavoro. Ovvero di far crescere l’efficienza e la produttività.

 

Un’innovazione che ha fatto credere che l’umanità avesse trovato la chiave di volta per garantire crescita e benessere materiale per tutti. E i risultati parevano confermarli: in poco più di due secoli gli esseri umani sono passati da circa 1 miliardo nel 1800 agli 8 miliardi a fine 2022. Un paradigma di sviluppo tuttora dominante ma che oltre a non realizzare il benessere materiale per l’insieme dell’umanità, è anche responsabile della distruzione del complesso patrimonio biologico terrestre. Patrimonio generato dal flusso continuo di energia solare e dalla fotosintesi, da cui sono nate e si sono moltiplicate numerose specie: batteri, funghi, vegetali, animali fra cui noi umani. Patrimonio di biodiversità, la cui realizzazione ha richiesto miliardi di anni di complessa irripetibile evoluzione; e che negli ultimi 30 milioni di anni ha portato all’apparizione dell’uomo. Quanto noi osserviamo è solo “un flash” del patrimonio  biologico in continua evoluzione, tutt’altro che statico, ma con tempi diversi da quelli “storici di noi umani”. Nulla mutando nei paradigmi di sviluppo saremo responsabili della “scomparsa di una specie vivente ogni quarto d’ora”. Siamo sulla strada.

 

Uno sterminio del capitale naturale di biodiversità “ricevuto in prestito e fondamentale − come sottolinea Tiezzi − per il mantenimento della vita. Tutto è legato a tutto su questo pianeta e l’attività biologica − spiega sempre Tiezzi − è una continua interazione di atmosfere, oceani, piante, animali, microrganismi, molecole, elettroni, energie e materia. Tutti parte di un unico globale e ognuno degli elementi ha un ruolo essenziale per il mantenimento del sistema”. In pillole: globalità e complessità sono le regole guida del sistema vivente; mentre riduzione e semplificazione generano instabilità, minore difesa e degrado.


La natura ha altri ritmi e tempi rispetto a quello tecnologico degli uomini. Paradossalmente l’orologio, simbolo dell’ordine, scandisce le ore del disordine, la frenesia del consumismo e della crescita della produzione avvicina i tempi del disordine globale. “Il tempo-denaro, il tempo dell’orologio − avverte Tiezzi − non sono i tempi che contano per instaurare un rapporto corretto con la natura”.


Natura che, come ricorda Rifkin, è retta da principi diversi rispetto a quelli dell’economia mainstream. A livello temporale la Natura premia “l’adattività” al contesto piuttosto che “l’efficienza”, e cerca la “rigeneratività” piuttosto che la produttività quale misura della prestazione. Una differenza sostanziale che spiega la capacità di resilienza della natura di ripristinare le condizioni di equilibrio (omeostasi) quando v’è cambiamento non brusco (vedi alberi e animali a fronte dell’aumento di temperatura). Viceversa, quando il cambiamento è rapido in relazione ai tempi biologici di evoluzione subentra il deperimento e la morte (quanto avviene e constatiamo oggidì con la biodiversità).

Pubblicato il

25.05.2023 09:46
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